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Oasis: mons. Teissier sul dialogo islamo-cristiano


L'impegno educativo dei cristiani nei Paesi a maggioranza musulmana per favorire lo sviluppo di relazioni pacifiche e costruttive tra le due comunità di fede e combattere le tendenze fondamentaliste che puntano alla separazione. Ne parla mons. Henri Teissier, vescovo di Orano che sulla rivista "Oasis" n. 11 di giugno (www.oasiscenter.eu) racconta l'esperienza algerina.

Una premessa. "Se volgiamo l'attenzione al futuro delle relazioni islamo-cristiane - scrive il vescovo Henri Teissier -, è evidente che l'assunzione di un impegno nel campo dell'educazione è di primaria importanza. La corrente fondamentalista, che tende a separare le comunità le une dalle altre, è attualmente dominante in molti Paesi musulmani. Essa esercita in particolare la sua influenza sui giovani, i quali vi aderiscono spesso senza spirito critico, con la radicalità proprio dell'adolescenza o della giovinezza. Da ciò deriva l'importanza del compito educativo nei loro confronti per un futuro di pace tra le tradizioni religiose. Ma nel momento stesso in cui affermiamo la centralità dell'impegno educativo dobbiamo anche riconoscere che la responsabilità dell'educazione in ogni società spetta essenzialmente, se non esclusivamente, ai membri della comunità alla quale bambini e giovani appartengono, vale a dire ai loro genitori, prima di tutto, ma anche alla comunità nazionale e alle autorità religiose. Fintanto che i giovani sono minorenni, è sui loro tutori che ricade la responsabilità dell'educazione".

Sulla base di un dialogo rispettoso. Nella maggior parte dei Paesi musulmani accade frequentemente che i genitori affidino i figli a scuole dirette da educatori cristiani. "Simili iniziative - osserva il vescovo - possono aver luogo soltanto sulla base di un dialogo rispettoso con la società alla quale questi bambini e questi giovani appartengono naturalmente. È ciò che si verifica di fatto in molti Paesi musulmani nei quali, con il consenso dei genitori e con l'autorizzazione dei Ministeri dell'educazione nazionale, alcune congregazioni religiose cattoliche gestiscono istituti scolastici nei quali i giovani di confessione musulmana, affidati alle scuole cristiane dai loro genitori sono numerosi e a volte maggioritari".

La situazione nel Maghreb e in Algeria. Mons. Teissier fa notare come "la situazione descritta è presente in tutti i Paesi musulmani che accettano l'esistenza, accanto alle strutture formative statali, di scuole non statali e dunque delle scuole cattoliche. È questa la condizione prevalente per le istituzioni educative cattoliche nel Medio Oriente o in molti Paesi dell'Asia e dell'Africa". "Nel Maghreb invece là dove queste scuole hanno potuto sopravvivere, come in Marocco o in Tunisia, la gestione degli istituti scolastici cattolici è affidata a dirigenti cristiani stranieri che operano in strutture nelle quali la maggior parte degli allievi e degli insegnanti sono musulmani". In Algeria, la situazione è diversa: fino al 1976, la Chiesa cattolica gestiva 40 mila tra bambini e giovani, dalla scuola materna fino alla secondaria. Con la nazionalizzazione, le scuole cattoliche hanno chiuso ma la loro chiusura "non ha significato la fine del dialogo educativo che ci impegnava all'interno della società algerina". "Nonostante la nazionalizzazione delle loro scuole, in Algeria l'azione educativa dei cristiani restava praticabile in altri tipi di strutture" che sussistono ancora oggi: sono centri di formazione femminile, riviste anch'esse dedicate alla formazione delle donne, prodotte in redazioni nelle quali lavorano fianco a fianco cristiani e musulmani. Un esempio concreto di questa stretta collaborazione descritto nell'articolo, è la rivista "Hayat", pubblicata sia in arabo ce in francese e diffusa in Algeria da poco meno di un quarto di secolo tra le donne e le ragazze musulmane, grazie allo sforzo congiunto della Croce Rossa e della Caritas algerine.

Il comune riferirsi a Dio. In simili contesti - prosegue il vescovo di Orano - "in generale le differenze dogmatiche impediscono che questo dialogo si svolga in base a riferimenti dichiaratamente confessionali. I valori educativi passano piuttosto al livello dei valori umani comuni: onestà, verità, giustizia, sincerità, rispetto dell'altro, altruismo, attenzione al bene comune, pace, perdono e riconciliazione, sacralità della vita umana e più recentemente, dell'integrità del creato. Il comune riferirsi a Dio permette anche di riportare questi valori alla loro fonte, che è un progetto di Dio sull'uomo, ma senza connotazioni confessionali precise".
- GLI ALLEGATI
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